
Agnese Moro
June 9, 2026
Elie Wiesel
June 9, 2026Memoria
Simone Veil – 2010
Non ho mai incontrato Primo Levi anche se i nostri destini si sarebbero potuti facilmente incrociare. Anche io sono stata arrestata con mia madre, la mia sorella più grande e mio fratello a Nizza il 30 Marzo 1944; il 7 Aprile abbiamo raggiunto il campo di Drancy in treno. Il 13 Aprile, mia madre mia sorella ed io siamo state deportate ad Auschwitz. Il viaggio dentro i vagoni, dove siamo stati ammassati senza possibilità di sedersi, è durato due giorni e mezzo.
La trasmissione della memoria per noi, vecchi deportati, è fondamentale. Deve essere la più completa e la più vicina alla verità in modo che non ci possa essere spazio per il negazionismo o la banalizzazione di questa tragedia.
Il rischio di banalizzazione è reale e gli esempi sono numerosi: sia che si paragoni Auschwitz a Hiroshima o al bombardamento di Dresda o si utilizzi il termine genocidio per i massacri di Sabra e Chatila o più recentemente per la pulizia etnica nei paesi della ex Jugoslavia, nella Repubblica democratica del Congo o in Ruanda.
Non accetto il parallelismo che viene fatto tra pulizia etnica e sterminio degli ebrei. Non sono differenti per barbarie, ma per il contesto politico in cui sono avvenuti e per la loro realizzazione.
L’analisi delle differenze mi sembra essenziale per preservare la memoria della Shoah la cui specificità è storicamente riconosciuta. Senza analisi storica e ideologica si banalizza ciò che è accaduto e ci si priva dei mezzi per prevenire e combattere altre eventuali catastrofi. Si dimentica troppo spesso ad esempio che gli zingari hanno avuto la stessa sorte degli ebrei. Questo è stato ciò per cui anche Primo Levi ha lottato per tutto il corso della sua vita.
Quando parlo della memoria che si deve trasmettere non mi riferisco alle umiliazioni e alle sofferenze che abbiamo subito ma alla volontà di sterminare un’intera popolazione e al metodo sistematico e scientifico utilizzato dai nazisti che va oltre ciò che è immaginabile e che non deve essere dimenticato.
Da quando sono tornata dalla deportazione mi sono adoperata per una riconciliazione con la Germania a patto che diventasse una democrazia.
Ero convinta che solo la strada della riconciliazione della memoria, ma non della vendetta, avrebbe permesso di evitare un nuovo conflitto.
L’Europa è diventata oggi un esempio di stabilità, di democrazia e di rispetto per i diritti dell’uomo.
Per tutta la mia vita ho cercato di lottare per la difesa di questi diritti e in particolare contro la discriminazione verso le donne.


