
Liliana Segre
June 9, 2026
Leah Rabin
June 9, 2026Vergogna
Denis Mukwege – 2014
Primo Levi diviene il portavoce universale delle vittime che hanno vergogna di quello di cui i loro aguzzini sono capaci. Durante i 15 anni del nostro lavoro per medicare le ferite delle donne vittime di violenze sessuali nell’Est della Repubblica Democratica del Congo, abbiamo incontrato molte di loro che non osavano parlare; molte sono morte perché non hanno osato raccontare quello che era loro accaduto; quelle che sono state violate davanti ai loro figli; quelle che sono state violate davanti ai loro generi. Esse sono state disumanizzate totalmente!!!
Alla sofferenza fisica si aggiunge una vergogna. Esse hanno l’impressione di aver perso tutto: i loro punti di riferimento sociali, affettivi e famigliari. Esse non appartengono più a nessuno, nemmeno a sé stesse!!!
Su questo ascoltiamo ancora Primo Levi:
«Nulla più ci appartiene: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se noi parliamo non ci ascolteranno e se ci ascolteranno non ci comprenderanno. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza necessaria per cui dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.»
E pertanto non sono le vittime che devono avere vergogna, i loro carnefici devono avere vergogna, perché sono essi che hanno perduto la loro umanità.
Essi hanno perduto la loro umanità senza divenire bestiali, perché anche una bestia non è capace di tali orrori; sono diventati meno delle bestie.
E pertanto durante gli anni le loro crisi di dolore sono state ignorate da quelli che erano al caldo delle loro case, quelli che avevano dimenticato gli anni della Shoah e che, per paura di impegnarsi nella lotta contro l’ingiustizia e la violenza, tentavano di persuadersi che il mondo fosse migliore.
Primo Levi ci ha detto: non dimenticate ciò che fu; pensateci, raccontatelo ai vostri bambini. Perché ciò non arrivi mai più a un essere umano.
Amicizia
Denis Mukwege – 2014
Le vittime cercano e attendono disperatamente una mano caritatevole.
Una volta fuori dal campo di concentramento, per molti mesi un operaio civile italiano, di nome Lorenzo, andò, ogni giorno durante sei mesi, i mesi che precedettero la liberazione del campo, a portare a Primo Levi una porzione di pane e un poco di zuppa. Gli diede anche una delle sue maglie rattoppate. E inviò anche per conto di Primo una cartolina in Italia e gli fece arrivare la risposta.
«Per tutto quello – scrive Levi – lui non chiese di accettare alcuna contropartita, perché era buono e semplice, e non pensava di dovere fare del bene in cambio di una ricompensa qualsiasi».
Sempre riguardo a Lorenzo, Primo Levi, aggiunge:
«Se può esserci un senso nel volere precisare le cause per le quali la mia vita, in mezzo a migliaia di altre simili, ha potuto resistere alla prova, io credo che sia giustamente a Lorenzo che devo di essere vivo al giorno d’oggi; e non tanto grazie al suo aiuto materiale ma per avermi costantemente ricordato, con la sua presenza, con i suoi modi così semplici e umili d’essere buono, che esisteva ancora un mondo giusto al di fuori del nostro, qualche cosa e qualcheduno di puro di ancora puro e intatto, di non corrotto e di non selvaggio, che non conosce la paura e l’odio; qualcosa di molto poco definibile, una lontana possibilità del bene, per la quale valeva la pena, alla fine, di restare in vita.»
In questo universo corrotto, barbaro, dove la macchina hitleriana era stata organizzata per disumanizzare, umiliare, distruggere; in questo universo di odio, della legge del più forte c’era Lorenzo, intriso di umanità, di generosità, che fece un sacrificio di grande valore; lui non dona per calmare la sua coscienza, si mette al posto dell’altro, sa che donare non consiste nello sbarazzarsi del superfluo ma piuttosto nel dividere il necessario.
Questo suo dono, questo amore per chi non cerca delle contropartite, questo amore perfetto disinteressato ha permesso a Primo di credere di nuovo nella vita e certamente nell’uomo.
Le Vittime delle Violenze Sessuali per le quali io sono qua questa sera, cercano dei Lorenzo!! Esse non hanno solamente bisogno di danaro e dell’aiuto materiale, esse hanno bisogno di essere amate, esse hanno bisogno di incontrare gli uomini e le donne dei quali l’amore le accompagna sul cammino del ripristino della loro dignità. Esse hanno bisogno di essere ascoltate; esse hanno bisogno di essere considerate.


