
Franklin: un percorso laboratoriale per riconoscere e contrastare le discriminazioni
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Denis Mukwege
June 9, 2026Parole
Liliana Segre – 2019
Carissimo amico, io sono una di quelle senza capelli e senza nome, senza più forza per ricordare. Io sono una di quelle che attraverso i tuoi libri ha scoperto anche sé stessa. Tu hai trovato le parole che cercavo. Indicibile, vergogna, stupore. Tu senza odio hai fatto la cronaca antiretorica di Auschwitz. Hai descritto quello che anch’io avevo visto. Schiacciata io dalla nostalgia, dalla fame, dalla solitudine. Più tardi, adulta, diventata lettrice silenziosa, libro dopo libro. Baracche, Kapò, torturatori, assassini, colori, odori, lingue sconosciute, fuoco e fiamme nel vento di Auschwitz. Siamo sommersi o siamo salvati? Nel numero tatuato c’è la nostra profonda identità. Siamo vittime, persone nuove, vive per caso e per questo gelose e incapaci anche tu, anche tu Primo, di dire l’indicibile. Ti chiesi, al tempo dell’uscita del tuo ultimo libro, ti scrissi dicendoti che io mi credevo salvata. Salva forse, se non per sempre, almeno in parte. Tu mi rispondesti che non c’era speranza per noi, che avevamo visto il male. Eravamo stati inghiottiti da quel male estremo. Ma allora chi saranno i salvati? Tu avevi capito? Allora, soltanto… Che resta soltanto la memoria, sempre più difficile farsi capire dalle nuove generazioni. Ma compito irrinunciabile, finché avrà vita l’ultimo testimone. Ti ringrazio amico, caro Maestro. Anch’io con te non perdono e non dimentico, ma non odio.
Amicizia
Liliana Segre – 2019
Io sono arrivata ad Auschwitz il 6 Febbraio 1944. Fra le 31 donne scelte, tra centinaia, per continuare a vivere almeno finché avessimo avuto la forza di lavorare, incontrai immediatamente, nella mia solitudine tragica di tredicenne sola, tre persone di Genova, una mamma e due figlie. Era la famiglia Sacerdote, Ernestina Laura Luciana. Le invidiai immediatamente perché erano una piccola famiglia. La mamma che si preoccupava delle figlie e le figlie della mamma. Mi presero con loro. Ci fu subito quello che Primo Levi, in una meravigliosa sua poesia intitolata “Agli amici”, parla di come sia importante, a volte quell’empatia tra due sconosciuti, che però trovano immediatamente un punto di incontro.


